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2° Festival di Permacultura: tra gli specchi del nostro cambiamento

Il Festival di Permacultura di Bolsena, di cui si appena conclusa la seconda edizione (3-6 settembre 2015), ricorda il labirinto di specchi del luna park. Con una differenza fondamentale, che ne fa l’occasione per ritrovare la propria strada piuttosto che smarrirla: a Bolsena ogni specchio (ed erano tantissimi, grazie a un programma così ricco che la prima sfida era fare delle scelte) rimandava il riflesso di un presente possibile, in cui ognuno di noi visitatori era impegnato in qualcosa di diverso.

A seconda del laboratorio al quale si partecipava, ci si poteva ritrovare a stendere un intonaco in terra cruda o calce (per diventare, un domani, gli auto-costruttori della nostra casa); o abbracciare un estraneo (per fare pace con noi stessi); o costruire una minuscola stufa con materiali di recupero (per capire che autoprodurre l’energia è possibile); o affettare verdure e metterle a fermentare (per recuperare un rapporto sano con il cibo); o imparare a conoscere le erbe selvatiche (per riassaporare le risorse disponibili che ci circondano, ma anche come punto di patenza per progettare un orto sul nostro terreno).

Il Festival di Permacultura ha trasformato Bolsena in un piccolo ecosistema umano, che per tre giorni ha vissuto di vita propria e dal quale molti di noi sono usciti con dispiacere. Già, perché riscoprire le proprie abilità, aprire menti e corpi alla percezione di un’unità e complessità di cui siamo una parte potenzialmente collaborativa, non può che lasciare estraniati nel momento in cui si ritorna in dimensioni cittadine consacrate allo spreco di energie, alla limitatezza di una dimensione singolare, a un’organizzazione sociale in cui creare sinergie con gli altri è arduo.

Permacultura è progettare, abbracciando con sguardo attento e paziente un ecosistema complesso che prima di tutto va osservato e compreso. Permacultura è saper fare, sviluppando e recuperando un rapporto con la materia che ci circonda. Permacultura è auspicare equilibrio e durata, guardando attraverso il tempo per valorizzare arti e saperi cancellati o falsificati dalla grande produzione agricola e industriale. Permacultura è responsabilità, perché ogni nostra azione innescherà una reazione, l’energia immessa in circolazione genererà nuova energia solo dopo averne consumata una parte.  E mentre scandisce queste parole, così reali e concrete, la permacultura diviene anche uno stato di coscienza: ci consente di capire che siamo la minuscola parte di un complesso smisurato di forme di vita strettamente legate tra loro.

Saper progettare in ottica permaculturale significa accettare di fare la propria piccola parte in un’orchestra affollatissima, con la quale il primo bisogno è cercare di accordarsi dopo averla ascoltata abbastanza a lungo.

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