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La mela del consenso

Una mela possiamo produrla col metodo di coltivazione biologico oppure con quello convenzionale, alla fine sempre una mela avremo; ma la sua qualità sarà profondamente diversa, e non solo e non tanto dal punto di vista nutrizionale: poiché il metodo di coltivazione investe l’intero sistema sociale, politico, economico, mele diverse saranno il frutto di società diverse, di mondi diversi…

Come ci dice Roberto Tecchio (2014) nell’incipit e nel testo che segue (frutto di una nostra sintesi di sue citazioni), la riflessione sui mezzi/metodi e i fini è fondamentale, di qualsiasi parte del percorso di scelta che caratterizza il nostro vivere si parli.
Una cosa che non si può evitare di fare, oltre a nutrirsi, è comunicare e decidere: tutti noi prendiamo decisioni continuamente, anche quando decidiamo di non decidere… Allora è meglio prenderne coscienza, sapere come comunichiamo con gli altri, e come partecipiamo al processo di decisione costante che è la nostra vita comunitaria.

La metodologia che noi di E-CO-Abitare abbiamo scelto di adottare, nella sua elasticità e apertura a tecniche differenti, è quella del consenso, anche detta “gestione positiva dei conflitti”.

Quello a cui si mira è produrre accordo quando si è in disaccordo.
Mi debbo chiedere “posso accettare di non essere d’accordo?” e allo stesso tempo non eludere l’espressione dei miei motivi di disaccordo: la diversità è ricchezza e se io nascondo i miei dubbi (per amore di pace o per paura di essere rifiutata o emarginata) sto facendo un’operazione che toglie ricchezza e indebolisce il gruppo.

La qualità di un accordo dipende dal modo in cui ci si arriva: ciò che desideriamo raccogliere sono accordi dove le parti interessate abbiano potuto attivamente e creativamente partecipare a un processo decisionale che tende a riconoscere i bisogni in gioco di tutti, dove le decisioni finali siano accettate da ognuna liberamente e responsabilmente.

Attivamente: devo aver modo di partecipare, e farlo con impegno.
Liberamente: assenza di ricatti morali, fretta, ecc.
Responsabilmente: se accetto poi mi impegno di conseguenza.
Creativamente: non solo nuove idee per nuove soluzioni, ma anche rinnovati modi di ascoltare, esprimersi, relazionarsi.

Stare dentro la “cultura del consenso” non significa avere un parere unanime su un certo tema (che spesso è una “pace negativa”, perché il consenso implica sempre una misura di dubbio o non accordo sui contenuti), ma che:

1) tutti mediano tra i propri bisogni e quelli degli altri, perché la felicità degli altri, e del cammino che si è scelto di intraprendere insieme, ci è parimenti cara – bisogna a un certo punto passare dal piano dei contenuti (accordo/disaccordo) a quello della relazione (fiducia/sfiducia);

2) i motivi di disaccordo trovano il loro legittimo spazio nella discussione e nei resoconti ufficiali.

Non si tratta di voler raggiungere un accordo a qualunque costo. Le separazioni, talvolta inevitabili, rappresentano momenti di crescita, e la sofferenza che esse provocano dipende in buona parte dal modo in cui si gestisce il conflitto.

Per approfondire rimandiamo alla lettura di Roberto Tecchio (la versione integrale da cui abbiamo tratto gli spunti di questo sintetico articolo e altri testi gratuiti) e di qualche libro fondamentale:

 

Le Parole sono Finestre (oppure Muri)
Introduzione alla comunicazione nonviolenta

 

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La Comunicazione Ecologica.
Manuale per la gestione dei gruppi di cambiamento sociale

 

Relazioni Efficaci
Come costruirle, come non pregiudicarle

 

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fonte immagine: MUSA, Collezione delle Varietà Ortofrutticole

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