infermiera

L’onnipotenza delle ostetriche

Le ostetriche sviluppano nel tempo una sindrome di onnipotenza. Gabriella Pacini ce lo confessa candidamente dopo nemmeno dieci minuti che parliamo, diventandoci immediatamente simpatica. Lo dice con fare scherzoso, alludendo al legame che si crea spesso tra loro e i genitori che aiutano in un momento così particolare come il parto. Di certo, è un ruolo delicato e importante, tanto da far dire a Jeannine Parvati Baker, ostetrica nota per le sue battaglie culturali, che «guarire una sola nascita è guarire il mondo».

Io e la mia compagna, al terzo mese di gravidanza, l’abbiamo incontrata a Roma, alla Casa Internazionale della Donna. Gabriella è una delle ostetriche che offrono il servizio di parto in casa. Guai a chiamarlo “parto naturale” in sua presenza, nonostante sia il modo più gettonato per indicarlo; e che dovrebbe costituire la scelta opposta a quella del parto in ospedale e al modus operandi che in tale luogo viene praticato.

Non si tratta, infatti, di schierarsi con una fazione o l’altra di pensiero, implicitamente giudicando come sbagliata ogni scelta che va nella direzione opposta. Il parto, nel caso della donna, non può essere “naturale” (paragonandolo alla spontaneità degli altri mammiferi) in quanto implica delle scelte dipendenti dalla soggettività delle persone, le quali valutano in base alle proprie peculiarità, al proprio contesto culturale, alla personale esperienza di vita e all’interazione tra questi diversi fattori.

Gabriella, insieme all’associazione Freedom for Birth di cui fa parte, rivendica «il diritto delle donne di ricevere una chiara, corretta e completa informazione, basata sulle più aggiornate evidenze scientifiche, nonché di ricevere un’assistenza rispettosa della dignità della persona e dei suoi valori e caratteristiche individuali». Più ancora, a essere tutelato è «il diritto delle donne, correttamente informate, a compiere scelte libere e autonome, perché l’autonomia decisionale è una componente determinante della salute stessa» (chi volesse approfondire i termini di questo ragionamento, li trova in questo articolo: Di opposte fazioni e libertà delle donne).

Nonostante ognuno di noi sia necessariamente nato e, dopo, sia stato protagonista diretto o indiretto di altre nascite, probabilmente non tutti sanno di cosa stiamo parlando nello specifico. Proprio per chiarire i termini della questione, Gabriella ha scritto, prodotto e interpretato un cortometraggio di grande effetto, La prestazione, con intenti divulgativi. La leva utilizzata è quella dell’ironia, in modo efficace. Non si corre il rischio di dimenticarsi che l’argomento è tuttavia serissimo, e qui risiede la forza di questo brevissimo film.

Ecco il trailer:

Per fare presa sullo spettatore, il corto non tira in ballo questioni di ostetricia, ma lo catapulta in una situazione nella quale gli risulti più agevole immedesimarsi: cosa accadrebbe se non il parto, bensì l’atto sessuale venisse “medicalizzato”? La coppia protagonista del cortometraggio ci mette poco a scoprirlo: mentre in una stanza si bacia appassionatamente, in procinto di fare l’amore, un medico e una infermiera irrompono pretendendo di aiutarli a ottimizzare l’operazione. Intervento destinato a produrre scarsi risultati, se si esclude un irresistibile effetto comico.

al mio tre
Ecco il medico che pretende di dirigere il momento del concepimento dettando ritmo e intensità dell’atto sessuale

La modalità di conduzione del parto non sta a cuore solo a Gabriella: sono sempre di più le ostetriche, “dissidenti” come lei, che con la prassi seguita negli ospedali non si trovano per nulla d’accordo. Eppure, al giorno d’oggi, questo “standard” riguarda la quasi totalità delle donne nel nostro Paese, come in tantissimi altri.
In tale contesto, la donna viene privata del suo legittimo ruolo da protagonista nel mettere al mondo i propri figli. In particolare, il momento del parto viene spesso indotto in maniera forzata e accelerato il più possibile.

"In questo ospedale facciamo tutto secondo la fisiologia" dice il medico. Dite che c'è da credergli...?
“In questo ospedale facciamo tutto secondo la fisiologia” dice il medico. Dite che c’è da credergli…?

Negli ospedali si ha, in genere, una totale mancanza di riservatezza, della quale tutti i mammiferi in natura sentono invece il bisogno, in un momento così intimo e cruciale. Il loro organismo, disturbato da tali e tante interferenze, per compiere il suo dovere necessita a quel punto di un aiuto esterno, artificiale e non senza conseguenze.

somministrazione ossitocina

«L’ossitocina è l’ormone dell’amore e viene prodotta nell’atto sessuale, nel travaglio e nel parto. Non viene prodotta in condizioni di stress o disagio psicofisico.» La citazione è da Michel Odent, uno dei punti di riferimento per chi voglia approfondire lo studio del parto e del suo funzionamento.

Non va dimenticato che il momento della nascita è collegato strettamente all’imprinting, ovvero l’impronta determinata dal contatto multisensoriale che avviene tra madre e bambino al momento della nascita. Lo racconta Willi Maurer in un libro straordinario, La prima ferita, che analizza le conseguenze e implicazioni che un imprinting disturbato reca al neonato, che ne accuserà le conseguenze per tutta la vita.

mancato impegno
La grande percentuale di “cesarei” sarebbe una delle conseguenze dell’eccessiva medicalizzazione del parto

A questo punto, oltre a essere più curiosi sul parto, sarebbe più che lecito essere curiosi di vedere il cortometraggio, realizzato dall’Associazione Freedom for Bith – Rome Action Group, con il sostegno di Associazione Vita di Donna onlusIl Melograno – centro informazione maternità e nascita.
Lo si può fare online pagando 1,50€ per “affittarlo”, oppure 4,99€ per acquistarlo, cliccando qui:

rent-buy

Il denaro raccolto sarà utilizzato per sostenere le attività di Freedom for Birth, che  si propone di «promuovere la cultura della libera scelta delle donne al momento del parto». In giro da pochi mesi per eventi e convegni, La prestazione ha già ricevuto un primo riconoscimento significativo: il “Docscient International Scientific Film Festival” gli ha conferito nel 2014 la menzione speciale della direzione artistica «per la sorprendente capacità di porre interrogativi su alcuni inossidabili paradigmi scientifici utilizzando un artificio narrativo paradossale, geniale ed estremamente efficace».

senza di loro
“Senza di loro…”

Siamo d’accordo. Alla fine, la coppia protagonista del cortometraggio riuscirà nel suo intento di concepire un figlio, ma in che modo, e a che prezzo? In un sottofinale imperdibile, e a suo modo raggelante, verrà fornita la spiegazione.

Un pensiero su “L’onnipotenza delle ostetriche”

  1. Ciao Sergio,
    ho letto il tuo articolo, grazie e bravo!

    Volevo segnalarti che ho scritto un libro sulla nascita che forse a te e la tua compagna – visti i vostri orientamenti – potrebbe interessare: “Siamo nati in casa” di Stampa Alternativa (www.siamonatincasa.com).

    E se poi dopo averlo letto avessi voglia di recensirlo per me sarebbe un onore!

    Grazie in ogni caso e in bocca al lupo per tutto

    Elena

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